FredNS2014_ns

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NORBERTO LOBO + JOÃO LOBO // Oba Loba

€8.90


 

NORBERTO LOBO . acoustic and electric guitars, fender rhodes, electric
bass, monotron, vocals
JOÃO LOBO . drums, harp, vocals
GIOVANNI DI DOMENICO . piano, fender rhodes, reed organ, sherman, vocals
ANANTA ROOSENS . violin, trumpet, trumpet-violin, vocals
JORDI GROGNARD . clarinet, bass clarinet, vocals
LYNN CASSIERS . vocals, electronics, woodblock

+

NIELS VAN HEERTUM . euphonium on Olarias, Tak For Sherman and Magari
DANIELE MARTINI . tenor saxophone on Magari
GREGOIRE TIRTIAUX . drums, harp, vocals

01 Tous Les Lapins
02 Kasuari
03 AAAAAAA
04 Olarias
05 Tak For Sherman
06 Violynn
07 Bahííía
08 Castorium
09 Arpa
10 Magari

 


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Product Description

 

 

LP-014-w

“Mogul de Jade”, the CD which joined the two Lobos for the first time – Lobo Norberto and Lobo João –, with a music that puzzled the label maniacs, couldn’t be an isolated act. The guitarist and the drummer are back with an album promising to be even more problematic, for store owners and record colectors, in what concerns the task to put it on the shelves. There’s more than one way to listen to “Oba Loba”: as a folk work going beyond the codes of this music idiom, “weird folk” included, or as a jazz opus contaminated by other expressions, more than what usually happens in the “creative jazz” segment.

The music here is hybrid, ambiguous, ambivalent, interstitial and a big surprise for all those who could think that the presences, as sidemen, of Giovanni Di Domenico, Jordi Grognard, Niels van Heertum, Lynn Cassiers, Ananta Roosens, Daniele Martini and Gregoire Tirtiaux are evidences that there´s some jazz, or some free improvised music, going on. Well, it’s not true. Jazz is there, alright, as are multiple folk elements, but there’s much more to ear. It’s impossible to identify every factor, every influence, every reference we can find minute by minute, and that’s good. In this fantastic edition, everything is in a process of osmosis, with the cells uniting instead of dividing themselves.

1 review for NORBERTO LOBO + JOÃO LOBO // Oba Loba

  1. :

    in: The Wire by Clive Bell

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    è difficile provare a raccontare un disco che sfugge, defilato, non urgente e neppure afflitto dall’ansia di rincorrere chissà quale scena o pressante contemporaneità: un disco pigro, quasi svogliato, sonnolento e letargico, un disco che si potrebbe definire non necessario ed inutile se non fosse che questi due aggettivi, nel mio vocabolario, hanno la nobiltà della bellezza e la benedizione di qualsivoglia curiosità.
    difficile parlarne: si potrebbe partire da un’indirizzo di Lisbona, 21 A Rua do Alecrim, dove in un sottoscala sotto al livello stradale si annida un negozio di dischi che per chi è nato nel secolo scorso (e si ricorda i negozi di dischi) è un piccolo mausoleo di memorie e gioie aggrovigliate al ricordo di cercare dischi, annusarli, guardarli, ascoltarli, riconoscersi e significarsi.
    il negozio si chiama Trem Azul, porta il sottotitolo di jazz store, ed è l’evidente traduzione portoghese di Blue Train (se non si fosse ancora capito in che dolci acque si sta navigando): è un luogo sacro (sempre nel mio vocabolario), una specie di aleph di moquette, immaginazione, silenzio e musica meravigliosa e randagia. è insomma un luogo che consiglio di visitare se ci si trovasse da quelle parti (e che non racconterò come fanno i vacanzieri con le diapositive). ma oltre tutto ciò è anche l’indirizzo fiscale dove ha sede sociale l’etichetta Clean Feed che non credo abbia bisogno di grandi presentazioni: ne ha forse bisogno di qualcuna in più la (sotto)etichetta concepita sotto l’ombrello protettivo della Clean Feed che porta il nome di Shhpuma Records nata con l’intento di testimoniare la fervente scena nazionale portoghese (beyond, below and above the jazz! come dicono loro). l’indirizzo postale è sempre il medesimo, ça va sans dire.
    ad oggi l’etichetta conta una dozzina abbondante di titoli in catalogo fra i quali splende il nuovo disco dei fratelli Norberto Lobo e João Lobo: chitarrista organico e sperimentale il primo, batterista il secondo. due nomi già annotati sui taccuini più attenti; nel 2013 un disco in famiglia (nello stretto giro della fratellanza) dal titolo Mogul de Jade (Mbari) dove sperimentalismi e lirismi accerchiavano una visione trasversale della tradizione patrìa. il nuovo disco a nome del duo vede invece allargarsi la cerchia degli amici e dei sodali che si sono ritrovati nello studio belga (Studio Grez) del pianista Giovanni Di Domenico: assieme a loro Ananta Roosens (violino, tromba, voce), Jordi Grognard (clarinetti e voci), Lynn Cassiers (voce, elettronica e woodblock). un sestetto europeo ed eterogeneo che ha visto la collaborazione in studio anche di Niels Van Heertum (euphonium), Daniele Martini (sax tenore) e di Gregoire Tirtiaux (batterie, arpa e voci).
    un’ensemble cameristico sgangherato e continentale che ha dato voce alle composizioni polifoniche dei fratelli Lobo in libera uscita randagia e migrante fuori dal Portogallo e dentro quest’Europa che fatica a riconoscersi ed annusarsi nei palazzi di Bruxelles ma che ha già senso di esistere nelle sensibilità di chi vive questa fratellanza (più ampia) fra incontri, scambi, riconoscimenti e condivisioni.
    Oba Loba (Shhpuma/Silent Water, 2015) è il titolo del loro lavoro che a quanto mi risulta non ha una vera e propria traduzione nell’idioma portoghese. Oba Loba è una specie di palindromo imperfetto allitterante (è bene non cercare la definizione in rete perché credo di essermela inventata), insomma rovesciando il tutto si può leggere Abo Labo che un poco rassomiglia a quel titolo immaginifico che turbò le fantasie dei alcuni fanciulli (fra cui lo scrivente) rapiti da una sigla televisiva evocativa, o per assonanza ricorda il nomignolo del blog cugino di questo che ha avuto un battesimo bizzarro e casuale. ma sono divagazioni personali, trascurabili, che servono a prendere tempo e a girare alla larga da un centro gravitazionale del disco che è al tempo stesso sfuggente e vago. Oba Loba è musica da camera pigra ed assonnata, musica da ensemble strumentale che a volte si mette a canticchiare con fare autistico (Aaaaaaa), musica bislacca screziata di elettronica e di coralità ebbra. un incedere indolente che rifugge gli sperimentalismi eccessivi per inseguire una cantabilità minima, essenziale, fischiettabile: qualcuno potrebbe riconoscervi del prog infantile, altri vederci una perfetta colonna sonora per un film in cui non succede nulla, c’è chi si aspetta che compaia da un momento all’altro la voce di Robert Wyatt (non succederà purtroppo, ma quanto sarebbe stato bello) e chi non si da pace nel cercare di collocare questo disco nello scomparto giusto della propria discoteca ordinatissima.
    come si diceva più sopra musica non necessaria, svagata, onanistica eppure incantevole nel descrivere quel lieto niente in cui si è indaffarati ad oziare e non succede proprio nulla. sonnambulismo, suite accennate ed abortite, ritmiche zoppe: c’è da perdersi ed uscirne sconfitti a provare ad abbracciare l’orizzonte ultimo di questo disco. ed in fondo non pare neppure necessario: paiono svagati e svogliati pure i due fratelli nel provare a raccontare.
    e se a Norberto Lobo si prova a chiedere quali siano le sue influenze ecco che (neppure troppo) inaspettatamente spunta fuori il nome di Jacques Tati: e la frittata, almeno dalle mie parti, è fatta! avevo detto che era difficile raccontare questo disco ma in realtà credo di essere io a non essere in grado di farlo: è che mi sono lasciato inghiottire in uno di quei gorghi di senso ed illogica allegria che riempiono i miei giorni più fortunati. ho messo assieme un’indimenticabile passeggiata solitaria e mattutina per le discese di Lisbona, un negozio di dischi inenarrabile, un palindromo imperfetto allitterante (?!?), due fratelli svogliati e defilati e la sola evocazione di Jacques Tati che basta a rallegrare ogni istante: e in più questa musica deliziosa e sublime che vi invito ad ascoltare gettando via tutte le mie parole inutili così come si separa una buccia dalla banana, gettandola, ed evitando di scivolarci sopra. il disco è qui, davvero delizioso.
    buon ascolto

    in: Borguez

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    Anyone who reads regularly this review blog knows to expect virtually anything and everything that relates to guitar and bass playing, primarily in terms of music that may or may not be virtuoso showcases for artists, but is primarily determined by musical worth and interest.
    Today’s album is no exception. It is a Portuguese compositional ensemble headed by acoustic and electric guitarist (and multi-instrumentalist) Norberto Lobo and his brother (?) Joao Lobo on drums (and harp). The album is entitled Oba Loba (shhpuma 014CD).
    It is music that does not fit neatly into categories. It has postmodern new music sonarity, jazz-rock, avant jazz, ambient and melodic dynamics, all mixed together in original ways. Norberto and Joao share the writing duties with one composed by Giovanni Di Domenico, who is the primary keyboard player in the ensemble. They are joined by Ananta Roosens on violin and trumpet, Jordi Grognard on clarinet and bass clarinet, and Lynn Cassiers on vocals and electronics. All join in on group vocals from time to time. There are several additional guests who appear here and there. So that takes care of the who.
    The what does not go easily into a verbal description. This is original music both cutting-edge and lyrical. I won’t say they sound like Oregon because they don’t. But like early Oregon they create a diversely rooted music that is both tuneful and avant, sometimes alternatingly, sometimes both intermingled. Norberto plays some interesting guitar but everyone contributes and really it is especially all about a group compositional objective. That makes them unique because the group sound does not follow predictable lines though the hearing of it all can be easily appreciated once one gets used to what to expect.
    This is a trip in uncharted waters and there are discoveries ahead. Set sail with some provisions and you should find the journey a pleasure and a surprise. Get your ears on this and you will come away with a feeling that you have been to a different place. What better?

    in: Gapplegate guitar by Grego Applegate Edwards

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    Só com os lobos.
    A paixoneta começa desde logo em “Tous Les Lapins”, o dedilhar de Norberto Lobo a abrir espaço à sessão de sopro e ao ritmo suave da bateria, como se num filme estrangeiro onde as histórias se contam não por palavras mas por gestos. Oba Loba é isto mesmo: uma história com pouco menos de quarenta minutos contada pelo duo com apelido de uivo, sequela para Mogul De Jade, disco de 2013. História que corre como o fluxo de um rio, sem paragens.

    Mas podemos – e devemos – parar de quando em vez: escutar “Kasuari”, por exemplo, no conforto de uma casa outonal, antes de enveredarmos pelas paisagens orientais de “Aaaaaaa”, pequena peça que incorpora drones e chocalhos vários (para além, claro está, da guitarra omnipresente de Norberto Lobo). Não chega? Que tal se a canção partir ao meio e devolver um momento sob a aura do free jazz? Não que este seja um disco do género – aliás, Oba Loba, e sua panóplia de influências e motivos, é francamente inclassificável.

    Há muita música, talvez demasiada música, para ser encontrada num disco apenas, neste disco apenas. Oba Loba, disco que mais que nos cerrar os dentes numa perna nos ensina a apreciar toda a natureza que nos rodeia, chegou demasiado tarde para entrar nessa coisa chamada “listas dos melhores”, mas caso tivesse figurado nalguma seria mais que merecido. É impossível não nos comovermos com “Olarias” ou com o chill out de “Bahííía”, o momento mais próximo que Norberto ou João Lobo alguma vez terão estado dos Thievery Corporation. “Castorium” e o final com “Magari” só confirmam o seu estatuto tremendo. Fascinante do início ao fim.

    in: Bodyspace by Paulo Cecílio

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    Eerst en vooral, om foute veronderstellingen meteen de kop in te drukken: Norberto en João Lobo zijn geen broers, of zelfs familie. Het zijn wel allebei muzikanten met Portugese wortels. Terwijl de drummende João een vast gezicht is in België (maar ook ver daarbuiten, en onlangs nog de hort op was met de Italiaanse pianist Giovanni Guidi), als lid van Going, het Manuel Hermia Trio en een resem andere bezettingen, is Norberto een gitarist die vorig jaar nog indruk maakte met zijn soloplaat Fornalha, maar in Lissabon al langer een van de sleutelspelers van de creatieve scene is.
    Ze zijn ook allebei bekende gasten op het Brussels label Silent Water, dat een handvol vinylreleases uitbracht met deze twee maar ook een resem andere muzikanten die het niet zo moeten hebben van labels en genregrenzen, waardoor de muurtjes tussen jazz, improvisatie, drone, psychedelica, folk, noise en andere invloeden gretig neergehamerd worden. En hetzelfde geldt eigenlijk voor Oba Loba, dat behendig tussen werelden laveert, zich moeilijk laat vastpinnen, maar van die veelzijdigheid ook net zijn grootste troef en herkenbare identiteit gemaakt heeft.
    In tegenstelling tot Mogul De Jade uit 2013, is dit geen duoplaat, maar wordt het tweetal vergezeld door toetsenist Giovanni Di Domenico, violiste/trompettiste Ananta Roosens, rietblazer Jordi Grognard (klarinet/basklarinet) en zangeres Lynn Cassiers, die ook de elektronica meebrengt. Ook hier is het resultaat een combinatie van muziek die hier en daar een filmische suggestiviteit heeft, uitpakt met soms wat opmerkelijke instrumenten en combinaties (harp, percussie, iets dat klinkt als een violofoon en de eufonium van gast Niels Van Heertum), en dat in veelal korte composities die regelmatig al na een halve beluistering blijven hangen.
    Door die combinatie van folk, tribale ritmes, repetitieve elementen, eenvoudige thema’s en ongepolijste samenzang, is de nauwste verwant misschien wel Joachim Badenhorsts Carate Urio Orchstra. Ook daar heb je te maken met muzikanten die vooral een achtergrond in de jazz/impro hebben, maar samen klinken als een reizend rootsorkest dat zwalpt tussen oeroude folk, ritualistische muziek en een soms kinderlijke directheid. Oba Loba klinkt soms echt alsof de muzikanten samenkwamen om hun instrumenten te herontdekken. Niet omdat er zomaar wat wordt gedaan, maar omdat het allemaal heel spontaan en onberedeneerd klinkt.
    Het bereik is best wel indrukwekkend. Sommige stukken sluiten aan – of eerder: zijn uitgezette versies van – de eigenzinnige folkvariant die Norbert Lobo al langer uitdraagt, maar door het toevoegen van blazers en viool krijgen ze een warme melancholie die erg beeldend is, zoals in “Tous Les Lapins”. In het ritmisch voortdurend verspringende “Kasuari” gaat het er dan weer grilliger aan toe, met gesjeesde kamermuziek vol elektronicageknisper, staccato blazers en haast romantisch pianowerk van Di Domenico. Het tribale aspect krijgt in “Aaaaaaa” (dat is wat gezongen wordt, soms kan het zo eenvoudig) dan weer een sjamanistische draai, alsof er inspiratie werd opgedaan bij een Zuid-Amerikaanse traditie.
    En zo baant het sextet zich een weg door die mysterieuze, soms onweerstaanbare wereld, door zwierige jazzy pop/rock als “Olarias” te combineren met de iele drone van “Tak For Sherman” met z’n suizende, fluitende en ruisende klanken, terwijl Lynn Cassiers sirene van dienst is in het dromerige “Bahĩĩa” en eindeloos herhaalde ideeën door het slottrio “Castorium”, “Arpa” en “Magari” waaien. In dat laatste wordt de zo al voluptueuze bandsound nog eens aangevuld met blaaswerk van Niels Van Heertum (eufonium), Daniele Martini (tenorsax) en Gregoire Tirtiaux (baritonsax). Het resultaat is aandoenlijk in z’n onbezorgde eenvoud, een feestelijke uittocht als end credits bij een nazinderende film.
    De meesten van deze artiesten zijn vooral geworteld in de Brusselse improwereld, maar het wordt snel duidelijk dat dit ook te goed is om zomaar het snoepje van een kleine kliek hardcore-fanaten te blijven. Oba Loba is een warme, veelkleurige en memorabele plaat die vanuit het experiment een uitnodigend, speels en prikkelend geluid laat horen. De moeite om te ontdekken.
    De cd-versie verscheen bij het door Clean Feed gestuurde Shhpuma-label. De vinylversie verscheen bij Silent Water. De band speelt op zondag 9 mei op de Silent Water Label Night #1, samen met Going, het kwartet dat Giovanni Di Domenico en João Lobo hebben met Pak Yan Lau en Mathieu Calleja. Adres: Studio Grez, Rue Cornet de Grez 15 in Schaarbeek, waar het album ook werd opgenomen.

    in: Enola-be by Guy Peters

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    ‘Oba Loba’, which is the work of Lobo Norberto (acoustic and electric guitars, fender rhodes, electric bass, monotron, vocals) and Lobo João (drums, harp, vocals) who enlisted the help of Giovanni Di Domenico, Jordi Grognard, Niels van Heertum, Lynn Cassiers, Ananta Roosens, Daniele Martini and Gregoire Tirtiaux on windinstruments mostly, but some also on piano and vocals. I’d say the most jazz-like of this trio of releases but it’s more than that, I think. Just a easily one could say this is folk or pop like – mostly freak folk and weird pop. The jazz-element is always there too, even in a free form of noisy measures (as in ‘Aaaaaa’) so it moves all over the place. Mostly moody and atmospheric but, as said, sometimes it stings out like a bee. It’s something I played with some interest, even a couple of times before getting a bit of grip on it, but I must admit overall this seemed to far away from the Vital world. Maybe the jazz is too regular, too polite and freak-folk also just very decent, without a sharp edge? That could be the intention of all of this, but it would be too sweet for my taste. It’s not bad at all, but it’s not really something I dig.

    in: Vital Weekly

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    Sous influence de la bossa-nova de BADEN POWELL, LUIZ BONFA ou PAULINHO DA VIOLA, et du fado (tel que le modernisa CARLOS PAREDES), le guitariste lisboète juxtapose des pratiques musicales à priori éloignées (american primitivism, delta blues, rag-time, samba, jazz, improvisation), mettant une grâce exquise comme une puissance sensible de jeu au service de ses idées musicales. On a pu découvrir son éblouissant duo avec JOÃO LOBO à Paris en 2013 ou au Festival des Musiques Innovatrices de St Etienne en juin 2014. La formation étendue qui s’exprime sur Oba Loba (où il est question de loups et de lapins) s’inscrit entre folk acide et jazz, d’une veine plus orchestrale que celle distillée sur Mogul de Jade, album qui initia leur rencontre. A savourer sans plus attendre !

    in: Orkhestra

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    Illustrated review

    in: Criticas Felinas by Tiago da Bernarda

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    Ouvido agora, Mogul de Jade parece um disco ingénuo, em que Norberto e João Lobo (sem ligação de sangue) entravam cada um com as duas ferramentas e carpinteiravam belissimamente em conjunto mas em que a música soava, apesar de uma desbragada liberdade, quase sempre a isso: Norberto e João a tocarem juntos. Claro que, pelo meio, havia Bragança, uma canção luminosa, caída de algures graciosamente aos trambolhões, uma peça desasada no meio de outras experiências sempre consequentes mas, percebe-se agora, bastante avulsas. Mogul de Jade não é um disco menor, mas Oba Loba trepou-lhe pela espinha acima.
    O que Norberto e João Lobo assinam neste Oba Loba é música de outra ordem. E teria necessariamente de assim ser, uma vez que se apresentam em sexteto — na companhia de quatro músicos pescados nas águas do jazz internacional. Mas em que Norberto, que não desacelera na sua produção solística (ainda há pouco lhe conhecemos o excelente Fornalha), aparece agora mais diluído e, portanto, num modo mais surpreendente. A surpresa é tal que temas como Kasuari e Castoriumsoam a belíssimas homenagens à obra produzida por Simon Jeffes aos comandos da sua Penguin Cafe Orchestra (o dedo cabe aqui também ao piano de Giovanni di Domenico), esse exemplo milagroso de um grupo de música de câmara tão atraído pela música folk quanto pelo jazz quanto pelo minimalismo. Para além da proximidade do universo melódico de Oba Loba com o reportório de Jeffes, é sobretudo a partilha desse referencial triangular que alastra a todo o disco e cava um universo sonoro para o sexteto.
    Tal deriva, mais chegada a um dos vértices a cada momento, vai empurrando Oba Loba ao longo dos dez temas, quer evoque drones e modos contemplativos orientais (Aaaaaa e Violynn), quer traga uma harpa que poderia desbravar o caminho de uma canção de Devendra Banhart mas que é tocada como se fosse uma kora maliana nas mãos de Toumani Diabaté (Arpa), quer se chegue à soberba manta de retalhos improvisados reunida por Nuno Rebelo em Azul Esmeralda (Tak for Sherman).
    O mais relevante é que, como acontece em Tak for Sherman, de um som aparentemente desirmanado, atirado a perscrutar o ar sem forma definida, há uma música que, pouco a pouco, se impõe numa busca por ordem e beleza.

    in: Público by Gonçalo Frota

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    in: Expresso by Luís Guerra

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